L’archivio di Alberto Vigevani, librario antiquario ed editore, è stato donato all’Università Statale di Milano. Uno dei tanti archivi privati o biblioteche d’autore che cominciano a essere studiati dai bibliografi.
Ieri notte ho finito il libro di memorie di Vigevani, La febbre dei libri, dove racconta le sue ricerche di libri rari, il suo amore per l’oggetto- libro ma anche il suo piacere del testo, nel senso descritto da Roland Barthes. Forse prevale l’amore per l’oggetto- libro ma credo che non ci sia niente di sbagliato. Neil Harris, il più famoso bibliografo, lo potrebbe confermare.
Viaggi a Parigi e Londra, incontri con librai eruditi e umanisti impegnati nelle stesse ricerche. Riflessioni sulla cultura italiana. Nomi che si affollano: da Montale e Sereni a Solmi e Contini. Una storia segreta della cultura italiana del secondo Novecento e soprattutto una storia dei libri che meritano di essere cercati, letti e conservati. Il vero bibliofilo legge il libro che ha inseguito. Strano che non si parli di biblioteche e che ora invece l’archivio Vigevani si trovi in una biblioteca universitaria. Il nome della casa editrice fondata da Vigevani riprende però quello di un libro studiato da pochi perché forse illeggibile e noto per la sua bellezza fisica: l’Hypnerotomachia Poliphili. La casa editrice si chiama Il Polifilo. Bellezza fisica del libro. Vigevani in fondo è coerente.
C’era un’atmosfera proustiana nelle pagine parigine. Ho provato gioia quando l’autore ha citato Proust come uno dei suoi autori. Suo e degli amici bibliofili.