alexandra3

Autoanalisi e autocoscienza
venerdì, 09 gennaio 2009

Il colore del male

 

 

In ogni libro ci sono strutture profonde. L’analisi deve partire dalla superficie e scendere all’ossatura che sostiene l’intera costruzione. Scoperte le strutture, diviene naturale metterle a confronto con le altre disseminate dall’autore nel testo.

 

Prendo a esempio due passi da Moby Dick che ho segnato mentalmente mentre leggevo. L’omelia di padre Mapple termina con un climax: prima vengono gli ammonimenti ai compagni presenti nella chiesa, non “fedeli” ma “shipmates”. Padre Mapple si considera uno di loro, marinai, ufficiali o capitani che siano (ma Achab non c’è). Ammonimenti per evitare il dolore (“woe”). Seguendo le lezioni di vita del prete-uomo di mare gli ascoltatori- compagni conosceranno la gioia (“delight”). Celeste ma forse anche terrena.

 

Nel capitolo sulla bianchezza della balena, che Bloom considera il culmine visionario dell’intero testo, Ismaele- Melville (la figura dell’autore in questo caso coincide del tutto con quella del narratore- testimone e attore) ci parla del bianco nei termini usuali. Il bianco come colore della purezza, da associare alla gioia di cui parlava padre Mapple. Le immagini rassicuranti si susseguono fino allo scarto che genera un’inquietudine immediata nel lettore. Il bianco diventa il colore del male. L’ultima immagine, in un crescendo, è quella della balena bianca che deciderà l’esito tragico del viaggio maledetto. Climax o anti-climax? Dal bene al male, ma le immagini del bene suonano false. Il male sembra avere più potenza. Io penso che sia un climax, il negativo del sermone di padre Mapple.

postato da alexandra3 alle ore 19:29 | Permalink | commenti (11) / commenti (11) (pop-up)
categoria: bianco, moby dick, melville, bene e male


lunedì, 08 dicembre 2008

Libri per un solo lettore

 

 

Lo sono stati Moby Dick di Melville e Foglie d'erba di Whitman. Il primo letto solo da Hawthorne; il secondo solo da Emerson.

Ho finito Moby Dick dopo qualche mese. In italiano perché la mia lettura in lingua inglese si era fermata. Ricomincerà presto. Ho scoperto che leggere in lingua originale è un metodo per imparare le lingue.

Harold Bloom, nella post-fazione all’edizione italiana che ho (Mondadori), spiega che entrambe  lew opere hanno avuto questo destino pur essendo gli unici esemplari dell’epos americano. E io mi sono appassionata a una letteratura che ancora non conoscevo e ho imparato che non è il successo immediato a misurare il valore di un testo. Anzi  a volte è il contrario. La sfortuna di un testo può finire ed esso può essere valutato per la sua potenza espressiva e concettuale fino a diventare un testo- base della storia letteraria. Così è stato per il romanzo di Melville che era uno dei preferiti di Borges, professore di letteratura inglese e anglo- americana.

I libri per un solo lettore contemporaneo spesso sono quelli che verranno letti anni e secoli dopo la loro pubblicazione.

Meglio avere un solo lettore all’inizio e conquistare solo in seguito gli amanti della letteratura? Forse. Se quell’unico lettore capisce, commenta, suggerisce. La prima versione di Moby Dick era sul tipo dei racconti di avventure per mare come Typee e Omoo che avevano avuto un successo immediato e che ora invece sono marginali nella bibliografia di Melville. Solo dopo l’incontro con Hawthorne, Melville crea il nuovo romanzo che oggi, come ha scritto Alberto Manguel, può stare accanto alla Commedia dantesca.

postato da alexandra3 alle ore 19:56 | Permalink | commenti (16) / commenti (16) (pop-up)
categoria: moby dick, melville, hawthorne, harold bloom


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