alexandra3

Autoanalisi e autocoscienza
sabato, 20 settembre 2008

La vida es sueño

Dalla prefazione di Maria Bettetini al libro di Pierre Lévy Il virtuale, pubblicato da Raffaello Cortina Editore:

 

“Chissà se Pedro Calderòn de la Barca nel 1635 si rendeva conto di scrivere l’ultima parola sui sogni. Basilio, re di un’immaginosa Polonia, ha rinchiuso in una torre fin dalla sua nascita il figlio Sigismondo, perché le stelle gli avevano decretato un destino di tiranno duro, vizioso, crudele e, tra l’altro, avverso alla regalità paterna. I confini della realtà e del sogno si incrociano, Sigismondo sarà prima un principe che ha sognato di aver vissuto prigioniero in una torre, poi un prigioniero che ha sognato di essere stato principe. Alla scena diciannovesima, in un monologo, così trae le sue conclusioni: «Siamo in un mondo tanto strano, che vivere è solo sognare; l’esperienza mi insegna: un uomo che vive sogna di essere quello che è finché non si risveglia» Capita ai sovrani: «Sogna il re di essere re e vive quest’inganno mentre comanda, ordina e governa», sogna di essere potente, perché «scrive nel vento gli applausi che riceve, mentre la morte lo trasforma in cenere».

Ma sognano anche gli altri, «sogna il ricco la sua ricchezza che gli dà preoccupazioni, sogna il povero che soffre miseria e povertà», perché «nel mondo, in conclusione, tutti sognano di essere quello che sono, anche se nessuno se ne accorge». Lo stesso Sigismondo, atteso da un lieto fine nelle scene successive, confessa di sognare: «Sogno di essere qui chiuso da queste catene e ho sognato di essermi visto in uno stato migliore di questo». Cos’è la vita? «Un’illusione, un’ombra, una finzione», anzi «tutta la vita è sogno».

Il virtuale, secondo il filosofo che insegna al dipartimento Hypermédia di Paris VIII, è “la trasformazione da una modalità dell’essere a un’altra”, niente a che vedere con il falso, l’illusorio, l’immaginario, piuttosto uno dei possibili modi di essere, che si contrappone non alla “realtà”, quella che ha già spiegato Calderòn, ma all’”attualità”, con una terminologia metafisica. Il virtuale, scrive la Bettetini, è “liberazione, salvezza, consapevolezza” e capacità di spiegare che la vita è sogno.

L’esempio è preso dal teatro perché esso è uno dei luoghi del virtuale, attualizzato ogni volta che un autore lo mettere su carta o in scena. In una scena multimediale, per esempio. Forse l’ultima parola sui sogni non è stata ancora scritta.

postato da alexandra3 alle ore 18:07 | Permalink | commenti (26) / commenti (26) (pop-up)
categoria: virtuale, lévy, calderòn, bettetini


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