Hanna Schmitz non sa né leggere né scrivere. Al processo per crimini di guerra dice di “aver sentito dire” che i nazisti reclutavano. Forse non sapeva nemmeno per fare cosa. Dal suo giovane amante, un liceale erudito, desidera farsi leggere opere letterarie, poetiche, teatrali. Impone al suo amante, che studia a scuola il latino e il greco, di leggere per lei prima dell’amore.
Il personaggio è immerso in un mondo di cultura orale. Tutto quello che sa lo ha sentito dire e il suo modo di imparare è ascoltare, le parole con il loro significato (piange ascoltando dei versi), oppure il suono: il giovane recita a memoria dei versi latini e greci e lei dice “Bellissimi”, anche se non ne capisce il senso.
Il processo viene intentato sulla base di una testimonianza scritta: il libro che una giovane donna ebrea ha composto, raccontando la storia della chiesa in fiamme e delle porte chiuse che hanno causato la morte di 300 prigioniere, tranne lei e la madre.
Michael, diventato studente alla School of Law di Heidelberg, partecipa a un seminario specialistico dove si discute della Legge, che da consuetudine è diventata normativa attraverso la scrittura. Il professore distingue tra Morale e Legge. Porta i suoi allievi a quel processo dove si fa giustizia di un crimine, applicando
Michael, adulto, divenuto avvocato, quindi professionista della parola, le manda le cassette dei libri che le leggeva. Hanna ancora una volta ascolta ma poi si avvicina allo scritto e, da vecchia, impara a leggere e scrivere.
Michael alla fine racconta la storia sua e di Hanna alla figlia. Il film, che è basato su un romanzo, si chiude con l’inizio del racconto di Michael. La storia è già stata raccontata e visualizzata grazie al cinema.
