Dalla prefazione di Maria Bettetini al libro di Pierre Lévy Il virtuale, pubblicato da Raffaello Cortina Editore:
“Chissà se Pedro Calderòn de
Ma sognano anche gli altri, «sogna il ricco la sua ricchezza che gli dà preoccupazioni, sogna il povero che soffre miseria e povertà», perché «nel mondo, in conclusione, tutti sognano di essere quello che sono, anche se nessuno se ne accorge». Lo stesso Sigismondo, atteso da un lieto fine nelle scene successive, confessa di sognare: «Sogno di essere qui chiuso da queste catene e ho sognato di essermi visto in uno stato migliore di questo». Cos’è la vita? «Un’illusione, un’ombra, una finzione», anzi «tutta la vita è sogno».
Il virtuale, secondo il filosofo che insegna al dipartimento Hypermédia di Paris VIII, è “la trasformazione da una modalità dell’essere a un’altra”, niente a che vedere con il falso, l’illusorio, l’immaginario, piuttosto uno dei possibili modi di essere, che si contrappone non alla “realtà”, quella che ha già spiegato Calderòn, ma all’”attualità”, con una terminologia metafisica. Il virtuale, scrive
L’esempio è preso dal teatro perché esso è uno dei luoghi del virtuale, attualizzato ogni volta che un autore lo mettere su carta o in scena. In una scena multimediale, per esempio. Forse l’ultima parola sui sogni non è stata ancora scritta.
